Il senso della vita è un abbraccio senza tempo: la mia intervista su Mobmagazine

Ho avuto il piacere di raccontarmi sulle pagine di Mobmagazine in una lunga intervista curata dall’Avv. Aurora d’Errico. Il punto di partenza è stato il mio libro Ferite sottopelle, ma il dialogo si è presto allargato ad alcuni temi che attraversano da sempre il mio lavoro di medico, autore e docente: la fragilità, la cura, le relazioni, il dolore, il senso della vita e il modo in cui la medicina incontra la storia concreta delle persone.

Questa intervista su Mobmagazine è stata per me l’occasione per mettere in relazione medicina, esperienza umana e scrittura, cercando di andare oltre la dimensione strettamente clinica per interrogarmi su ciò che accade quando la malattia, la sofferenza o una relazione entrano nella biografia di una persona e ne modificano il percorso.

Ferite sottopelle e la ricerca del senso della vita

Il punto di partenza dell’intervista è Marcus, il protagonista di Ferite sottopelle, un anatomopatologo sospeso tra la razionalità del proprio mestiere e il bisogno di comprendere che cosa tenga davvero insieme una vita.

Nel libro, così come nella conversazione pubblicata su Mobmagazine, torna una domanda essenziale: quale significato attribuiamo alla nostra esistenza quando vengono meno le certezze, quando una ferita cambia il modo in cui guardiamo noi stessi e gli altri?

Non credo esista una risposta definitiva al senso della vita. Credo però che esistano incontri, legami e gesti capaci di darle forma. È in questo contesto che torna anche l’immagine dell’abbraccio, inteso non soltanto come gesto affettivo, ma come momento in cui il tempo sembra perdere importanza e la relazione con l’altro diventa centrale.

Medicina, persona e relazione di cura

Uno dei temi che considero più importanti riguarda il rapporto tra medicina e persona.

Curare una malattia e curare una persona che ha quella malattia non sono esattamente la stessa cosa. La biologia, la diagnostica e i protocolli sono fondamentali, ma ogni paziente porta con sé anche una storia, un’età, un lavoro, relazioni, paure, aspettative e fragilità.

La malattia entra dentro una biografia e la modifica. Per questo, nella pratica clinica, ritengo importante non perdere di vista la persona dietro il dato, il referto o la diagnosi.

Questo approccio attraversa anche molti dei temi affrontati nell’intervista a Mobmagazine: ascolto, consapevolezza, responsabilità e qualità della relazione di cura.

Narcisismo e uso corretto delle parole in ambito clinico

Nel corso dell’intervista affrontiamo anche il tema del narcisismo, distinguendo tra il disturbo narcisistico di personalità e alcuni atteggiamenti o tratti caratteriali che possono essere difficili da gestire nelle relazioni, ma che non coincidono automaticamente con una diagnosi clinica.

Ritengo importante mantenere questa distinzione, perché il linguaggio della psicologia e della psichiatria viene spesso utilizzato in modo improprio nel linguaggio comune.

Trasformare una categoria clinica in un’etichetta può semplificare eccessivamente situazioni complesse, oltre a banalizzare condizioni che richiedono una valutazione specialistica.

Medicina arma di potere: cura, responsabilità e sistema sanitario

Un altro passaggio dell’intervista riguarda Medicina arma di potere, libro nel quale rifletto sul ruolo della medicina non soltanto come sapere finalizzato alla cura, ma anche come sistema capace di definire criteri, soglie, priorità e categorie.

La medicina è inevitabilmente inserita all’interno di una società, di istituzioni, di modelli organizzativi e di interessi differenti. Per questo considero importante interrogarsi sul rapporto tra sanità pubblica, diritto alla cura, ricerca scientifica, industria e comunicazione.

Questi temi richiedono equilibrio e capacità critica. Non si tratta di mettere in discussione il valore della medicina, ma di ricordare che ogni sistema sanitario deve mantenere al centro la tutela della persona.

Sofferenza, fragilità e consapevolezza

Nell’intervista parliamo anche del dolore e della sofferenza.

Non credo che soffrire renda automaticamente migliori, né che ogni esperienza dolorosa debba necessariamente trasformarsi in un insegnamento.

La sofferenza può però interrompere una vita vissuta per inerzia e costringerci a osservare aspetti che prima rimanevano sullo sfondo. In alcuni casi può nascere da questa interruzione una consapevolezza nuova, ma dipende sempre dalla persona, dalla sua storia e dal modo in cui riesce a rielaborare ciò che ha vissuto.

È proprio questa dimensione individuale a rendere ogni storia diversa e a ricordarci quanto la medicina, quando incontra la fragilità umana, non possa limitarsi alla sola dimensione biologica.

Scrittura e medicina: due modi diversi di osservare la persona

Per me scrivere e fare medicina non sono attività così lontane.

Entrambe richiedono osservazione, ascolto e attenzione ai dettagli. La scrittura permette di esplorare aspetti della persona che il linguaggio scientifico, per sua natura, non sempre riesce a raccontare.

Attraverso i personaggi e le storie posso affrontare paure, contraddizioni, fragilità e relazioni da una prospettiva differente, senza rinunciare allo sguardo maturato attraverso l’esperienza medica.

L’intervista pubblicata su Mobmagazine ha rappresentato quindi anche un’occasione per raccontare il rapporto tra questi due aspetti della mia attività.

Un ringraziamento a Mobmagazine e ad Aurora d’Errico

Desidero ringraziare sinceramente l’Avv. Aurora d’Errico per l’attenzione, la profondità delle domande e lo spazio dedicato alle mie riflessioni, così come la Redazione di Mobmagazine per aver ospitato questa conversazione.

Quando un’intervista riesce ad andare oltre la presentazione di un libro e diventa occasione per parlare di medicina, relazioni, fragilità e senso della vita, credo possa offrire al lettore uno spazio autentico di riflessione.

Invito chi desidera approfondire questi temi, conoscere meglio Ferite sottopelle e Medicina arma di potere e leggere integralmente le mie risposte a consultare l’intervista completa pubblicata su Mobmagazine.

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