Il valore della comunicazione nelle organizzazioni sanitarie: l’incontro del 25 novembre 2025 all’Università Niccolò Cusano
Il 25 novembre 2025, presso l’Università Niccolò Cusano di Roma, abbiamo approfondito un tema cruciale per il futuro dei servizi sanitari italiani: il valore della comunicazione nelle organizzazioni sanitarie.
La complessità crescente del settore richiede oggi modelli comunicativi nuovi, più inclusivi ed efficaci, capaci di rispondere alle esigenze di professionisti, pazienti e famiglie.
Dalla comunicazione verticale a quella circolare: un cambiamento necessario
Per decenni la comunicazione nelle strutture sanitarie è stata verticale, gerarchizzata, orientata al semplice trasferimento di ordini e informazioni.
Oggi, invece, il contesto richiede una comunicazione circolare, multidirezionale, dove ogni professionista — medico, infermiere, tecnico, amministrativo — è portatore di un sapere specifico che deve essere condiviso per garantire sicurezza e qualità delle cure.
In una sanità moderna e complessa, la conoscenza non può restare confinata nei silos professionali: deve fluire, essere accessibile, diventare patrimonio comune del team.
Il 70% degli errori in Medicina è comunicativo: il nodo critico del passaggio di consegne
Uno dei dati più rilevanti emersi durante l’incontro riguarda il peso della comunicazione sugli esiti clinici: circa il 70% degli errori in Medicina deriva da problemi comunicativi.
Il momento più delicato? Il passaggio di consegne.
Spesso il cambio turno avviene:
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in ambienti non tranquilli o non idonei alla concentrazione
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con parte del personale impegnato in altre attività (ricoveri in arrivo, urgenze, procedure)
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utilizzando strumenti diversi per la trasmissione delle informazioni
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con continue interruzioni
Questi fattori generano disallineamenti informativi, riducono la sicurezza del paziente e aumentano il rischio clinico.
Standardizzare la comunicazione, formare il personale e creare contesti adeguati al passaggio di consegne sono oggi priorità non rinviabili.
Otto milioni di caregiver in Italia: un pilastro invisibile da tutelare
Un altro tema centrale affrontato riguarda la figura dei caregiver, le persone che prestano assistenza continuativa a malati cronici, disabili o anziani fragili nel contesto domestico.
In Italia i caregiver sono circa 8 milioni, in larga parte donne in età lavorativa: un numero impressionante che rappresenta un vero pilastro silenzioso del welfare familiare e sanitario.
Tuttavia, la normativa vigente — inclusa la legge 104/1992 — non è più sufficiente. Occorrono strumenti aggiornati, concreti, che offrano tutele lavorative, psicologiche, economiche e formative adeguate al peso di questo ruolo.
Operatori sanitari e caregiver: una nuova alleanza da costruire
Per gli operatori delle organizzazioni sanitarie diventa fondamentale imparare a comunicare e collaborare con questo “esercito” di persone.
I caregiver non sono semplici accompagnatori: sono parte attiva del percorso di cura, detengono informazioni preziose sul paziente e svolgono funzioni assistenziali significative.
Riconoscerne il valore, integrarli nei processi comunicativi e supportarli nel loro ruolo significa rafforzare la tenuta dei sistemi sanitari regionali e migliorare la qualità di vita di milioni di famiglie.
Conclusioni
La giornata del 25 novembre 2025 all’Università Niccolò Cusano ha ribadito un messaggio chiaro:
una buona comunicazione salva vite, riduce gli errori, valorizza le competenze e sostiene l’intero sistema socio-sanitario.
Investire nella comunicazione significa investire nella sicurezza, nell’umanizzazione delle cure e nel futuro della sanità italiana.
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